martedì, 30 novembre 2021

san francesco d'assisi

RICORSI PENSIONATI | Nota del prof. avv. Giuseppe Pellacani

NOTA DEL PROF. AVV. GIUSEPPE PELLACANI

OGGETTO: RICORSI PENSIONATI
Ad oggi, Sono già dieci i Tribunali del lavoro e le Corti dei conti che hanno rinviato alla corte costituzionale la questione di legittimità costituzionale del decreto legge n. 65/2015, poi convertito in legge n. 109/2015 (decreto Poletti) che, fingendo di “dare attuazione ai principi enunciati nella sentenza della Corte costituzionale n. 70 del 2015” ne aggira in realtà il dispositivo (restituendo poco più di 2 miliardi di Euro, rispetto ai 17,5 dovuti e non eliminando gli effetti per il futuro).
Fino a quando la Corte non si sarà pronunciata, proporre ricorso non è conveniente: costerebbe molto di più e non velocizzerebbe i tempi. Il ricorso, infatti, dovrebbe sollevare la questione di costituzionalità. Il giudice dovrebbe sospendere il giudizio e rinviare la questione alla Corte. Il legale dovrebbe poi argomentare la questione di costituzionalità innanzi alla Corte. Un simile ricorso non può essere effettuato ai costi previsti dall’associazione. Per garantire il costo promesso occorre attendere che la Corte sia pronunciata sulla legittimità o meno del decreto Poletti. Dopo si sa con esattezza cosa chiedere e la pronuncia del tribunale sarebbe obbligata, risolvendosi in una mera questione di numeri.
I possibili esiti sono tre.
Il primo (possibile). La Corte conferma il proprio orientamento e dichiara costituzionalmente illegittimo in toto il decreto Poletti. Nel ricorso si chiederà tutta la rivalutazione per il periodo pregresso e l’adeguamento dell’assegno per il futuro.
Il secondo (probabile). Corte perviene ad una soluzione di compromesso, distinguendo tra il prima e il dopo decreto Poletti, ossia riconoscendo da un lato i diritti “quesiti”, quelli già entrati nel patrimonio dei pensionati per effetto della sentenza Sciarra, e dunque gli arretrati dal 2012, ma facendo salve dall’altro lato le disposizioni del decreto Poletti per il periodo successivo all’entrata in vigore dello stesso. Nel ricorso si chiederà tutta la rivalutazione per il periodo pregresso, sino all’entrata in vigore del decreto Poletti.
Il terzo (improbabile). La Corte, ricorrendo ad una vera e propria acrobazia giuridica, salva integralmente il decreto pensioni. Il ricorso non può essere proposto.

PROF. AVV. GIUSEPPE PELLACANI
Resp. legale Hastag Italiani in Rete

Nessun commento ancora

Lascia un commento