venerdì, 21 gennaio 2022

san francesco d'assisi

#Pensionati – GIUSTIZIA PER I PENSIONATI

#Pensionati

GIUSTIZIA PER I PENSIONATI

La LEGGE FORNERO (L. 22 dicembre 2011, n. 214) ha escluso per gli anni 2012 e 2013 la rivalutazione automatica delsa-forneroelle pensioni superiori a tre volte il trattamento minimo INPS, ovvero a 1443 € mensili lordi: i pensionati colpiti sono oltre 5 MILIONI.

La Corte Costituzionale, con sentenza del 30 aprile 2015, n.70 ha dichiarato l’illegittimità costituzionale di tale esclusione.

Per effetto della predetta sentenza, i pensionati esclusi hanno riacquistato retroattivamente il diritto alla rivalutazione dei propri trattamenti pensionistici e quindi: a) al pagamento degli arretrati con interessi e rivalutazione: b) al ricalcolo della pensione e alla rideterminazione degli assegni futuri.

Il Governo RENZI è intervenuto con il decreto legge 21 maggio 2015 n. 65 (conv. in L. n.109/2015), riconoscendo una parziale e molto limitata restituzione degli arretrati (circa 2 miliardi sugli oltre 17 dovuti) e un’ancora più irrisoria ricostruzione dei trattamenti futuri, con grave pregiudizio per i pensionati.

gli importi restituiti oscillano tra lo 0% e il 21% del dovuto, con un danno pari ad almeno il 79%. Nulla è riconosciuto ai tito
lari di pensioni superiori ai 2.810 € mpensionatiensili lordi. Per di più, nei cedolini pensione di agosto 2015 compare l’ingannevole dizione “CREDITO SENTENZA C.C 70|2015”, quando invece si tratta dell’applicazione del D.L. n.65|2015.

Il DECRETO non elimina poi l’effetto “trascinamento”, per cui i titolari di pensioni superiori a 1443 € mensili lordi percepiranno, vita natural durante, un assegno mensile più basso di quello che sarebbe loro spettato (circa 90 € mensili in meno per pensioni di 1.500 € lordi; circa 160 € mensili in meno per pensioni di 3.000 € lordi; circa 330 € mensili in meno per pensioni pari a 6.000 € lordi).

CARO PENSIONATO

Reagire si può. Prima di tutto occorre interrompere la PRESCRIZIONE inviando un atto di diffida all’INPS provinciale e p.c. all’INPS Nazionale con Racc. a.r. oppure con PEC. Quindi, entro 90 giorni dal provvedimento di rigetto dell’istituto o dal silenzio rigetto (120 giorni dalla presentazione della domanda) si presenta ricorso amministrativo on line all’INPS (dotandosi del codice PIN dell’Inps). Infine, entro tre anni dal rigetto o silenzio rigetto (90 giorni dal icorso amministrativo) si deposita ricorso al Tribunale del lavoro ex art. 442  c.p.c. (o per talune categorie di dipendenti pubblici alla Corte dei Conti). A cura del Prof. Avv. Giuseppe Pellacani.

Scarica il nostro documento hastag-pensionati

Nessun commento ancora

Lascia un commento